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  TeaPartyFederazioneLiberista [ DEMOCRAZIA DIRETTA TURNARIA - GRUPPO CULTURALE PRIVATISTA E HOPPIANO. La Rivolta dei Ceti Produttivi che non si lasciano proletarizzare dai poteri forti statalisti e mondialisti. ]
         


2 febbraio 2015

LA CURA PRIVATISTA PROPOSTA DALL’ECONOMISTA FILIPPO MATTEUCCI CONTRO LA CRISI ECONOMICA ITALIANA



LA CURA PRIVATISTA PROPOSTA DALL’ECONOMISTA FILIPPO MATTEUCCI CONTRO LA CRISI ECONOMICA ITALIANA

 

Il gruppo di cultura economica e scienza del potere Tea Party Federazione Liberista – Democrazia Diretta Turnaria fa sue le proposte dell’economista privatista Filippo Matteucci esposte nei due articoli “Il default selettivo quale soluzione etica alla crisi dei debiti sovrani” e “Trasformiamo l’Italia in un paradiso fiscale”, dei quali riportiamo qui sotto, per brevità, i passaggi più significativi.

Chi volesse leggere gli articoli completi può facilmente reperirli sul Web.

Le soluzioni proposte da Matteucci per l’Italia sono a maggior ragione valide anche per qualsiasi popolo della penisola italica che voglia liberarsi sia dalla prigione della malaunità massoncarbonara sia dal lager fiscale Unione Europea, e voglia riconquistare la propria sovranità e la propria indipendenza. 


 

 

Il default selettivo quale soluzione “etica” alla crisi dei debiti sovrani  - 2014

 

Gran parte dei debiti sovrani devono essere ripagati non a privati cittadini che hanno investito i propri risparmi in titoli pubblici, ma a enti finanziari che fanno capo, direttamente o tramite società prestanome, all’élite bancaria internazionale, a quelli che eufemisticamente vengono definiti i “poteri forti”. Forti in quanto sono loro che controllano le multinazionali, gli stati, i governi, gli istituti di emissione della moneta carta straccia, le privatissime banche centrali che il popolino crede pubbliche...

Ezra Pound sosteneva che i politici sono i camerieri dei banchieri. Ovviamente contro i popoli. E’ stato facile per questi poteri forti ordinare ai “loro” politici (di qualsiasi colore verniciati) di far indebitare stati, regioni, comuni, imponendo una enorme spesa pubblica ben canalizzata verso le loro tasche usuraie. Ora presentano il conto.

I poteri forti stanno ordinando ai loro domestici politici: “Fate pagare il debito pubblico al popolo!”, e giù tasse su tutto, risparmi, case, redditi, consumi..., tasse sulla vita del popolo.

Ma a cosa serve pagare? Più tasse paghi oggi al tuo strozzino, più potere gli dai di farti pagare ancora più tasse domani. Le tasse non sono mai contro i ricchi e a favore del popolo, come i poteri forti ci vogliono far credere, cerebrolavandoci tramite i loro partiti e i loro massmedia. Non vi è infatti nulla di più falso, di più ipocrita dello slogan “tassiamo i ricchi”: i veri ricchi, gli ultraricchi, le famiglie padrone degli stati, le tasse non le pagano, le riscuotono. Le tasse colpiscono il popolo, il piccolo risparmiatore, l’anziano che ha messo da parte qualcosa, le famiglie che coi loro risparmi e sacrifici cercano di tutelare i figli.

Quello che oggi è notevolmente cambiato è la misura della predazione: oggi le tasse sono enormemente più alte rispetto ai tempi in cui al potere c’erano i re, l’aristocrazia, il clero, oggi al potere abbiamo chi da secoli pratica l’usura, ed è quindi maestro insuperato in quest’arte... Non possiamo nemmeno più considerarle tasse, bensì totale schiavitù. L’apparente millantato “progresso” si è rivelato un pesante regresso di civiltà.

E’ interessante notare come anche questo problema dimostri le contraddizioni e l’inanità dei due schieramenti politici apparentemente contrapposti nel teatrino massmediatico, a nostro uso e consumo. Quando gli stati erano dominati dall’aristocrazia e dal clero, l’élite usuraia creò il liberal-liberismo contro gli stati medesimi per appropriarsene; la stessa élite usuraia, oggi che ha conquistato gli stati e li usa per depredare i popoli, non permette certo l’emersione politica e massmediatica di autentici liberisti antistato e antitasse, al massimo ci propina qualche buffone liberista a chiacchiere, che promette e non mantiene. Sull’altra sponda politica, la sinistra socialcomunista, statalista per natura e per definizione, non può ammettere che stato e tasse sono sempre strumenti  di qualcuno per dominare il popolo; né può ammettere che in particolare lo stato “costituzionale”, “popolardemocratico”, è oggi uno strumento antipopolare e antidemocratico in mano alle famiglie dei poteri forti, con un livello di tassazione e di intromissione nella vita dei cittadini che ne fanno la peggiore tirannia predatoria e schiavizzante, finora mai vista nella storia dell’uomo.

L’ipocrita motivazione del forsennato aumento della predazione fiscale è che i popoli “devono” ripagare i debiti di stato. Ebbene, un popolo sovrano “deve” solo ciò che “vuole”. La soluzione equa, giusta, “etica”, moralmente ineccepibile, per i debiti pubblici degli stati pseudodemocratici è che il popolo ripaghi i debiti solo al popolo: il “default selettivo”.

Selettivo in quanto si remunerano con gli interessi e si rimborsano alla scadenza solo i titoli di stato che alla data X risultano di proprietà di persone fisiche aventi la cittadinanza o la residenza nello stato. I titoli di stato, nonché tutte le obbligazioni contratte da soggetti pubblici, che alla stessa data X risultano di proprietà di stranieri non residenti o di enti - persone giuridiche vengono cancellati e quindi non rimborsati.

Il default selettivo da me proposto comporta una immediata consistente riduzione del debito pubblico e la liberazione dell’economia del paese dalla morsa fiscale usuraia.

Ma il default selettivo sarebbe la sconfitta dei poteri forti che fanno eleggere i loro lacchè alle cariche di governo, e quindi i “loro” politici non adotteranno mai questa soluzione morale, etica, che salverebbe l’economia, il lavoro, i risparmi, il futuro del paese. A meno che popoli informati, coesi, organizzati, non impongano tale soluzione con un atto di vera sovranità popolare.

Per questo i popoli devono re-imparare ad amministrarsi, a non delegare ad alcuno l’amministrazione di alcunché, a cominciare dalle cose più semplici e immediate, dai propri risparmi per la vecchiaia al proprio condominio... Partire dal piccolo, riorganizzare se stessi, la propria famiglia, il proprio clan parentale, partire dalla micropolitica scansando “amministratori” privati e pubblici, riappropriarsi del condominio, del quartiere, del comune, e usare queste forme primarie di coesione sociale, limitate ma solide, come mezzi di difesa contro gli stati strumenti della tirannia usuraia mondiale. In fondo, quello che storicamente i popoli più capaci hanno sempre fatto; solo che lo abbiamo disimparato, occorre appunto re-impararlo.

 

 

TRASFORMIAMO L’ITALIA IN UN PARADISO FISCALE – 2011

 

Ciò che è impopolare lo è perché è contro il popolo, e una tassazione impopolare che manderebbe l’economia in una recessione irreversibile è esattamente l’opposto di ciò di cui ha bisogno il nostro paese.

Occorrono idee nuove che propongano uno sviluppo intelligente, basato su ciò che l’Italia già ha di competitivo, senza guardare in faccia a nessuno, tanto meno all’euro e all’Europa o ai padroni nostrani succhiasoldipubblici; anzi, proprio questi ultimi sono stati e sono tuttora i principali beneficiari della spesa pubblica grandemente finanziata con quel debito statale che ora vogliono far ripagare a noi contribuenti.

All’Italia non servono industrie inquinanti, manodopera importata e inutili burocrati, ma l’Italia ha, quasi unica al mondo, i requisiti di storia, arte, clima, gastronomia, bellezze ambientali, per divenire la residenza stabile e/o la meta turistica dei ricchi del mondo, e ciò può portarci ben più ricchezza di qualsiasi altra tipologia di sviluppo economico. Potremmo divenire la Florida dell’Unione Europea e del mondo, potremmo vivere in un paradiso per benestanti, invece una classe dominante di infima qualità ci fa vivere, inquieti e senza futuro, preoccupati e tartassati, in un inferno di vessazioni fiscali e burocratiche, di debito pubblico, di criminalità, spaccio, prostituzione, di inquinamento e di rumori, di burocrati buoni a nulla, anzi buoni solo a predare tasse…

Manca totalmente l’attenzione all’economia del retirement, sviluppatissima nei paesi anglosassoni e nel Nord Europa, per cui la coppia anziana benestante trasferisce la sua residenza nel paese che ha le condizioni fiscali e climatiche migliori. Manca la cultura economica dell’international tax planning, la pianificazione fiscale internazionale, per la quale famiglie giovani benestanti programmano la loro futura residenza nel paese che ha il mix migliore di bassa tassazione, terziario avanzato e vivibilità.

Per l’economia, per la ricchezza del nostro paese, è evidentemente preferibile avere investitori finanziari, italiani e stranieri, che risiedano o vengano a risiedere qui in Italia, che facciano profitti, magari investendo e guadagnando anche in borse estere e spendendo tali guadagni in Italia, senza chiedere nulla allo stato, invece che industriali falliti e burocrati desiderosi solo di vivere sussidiati alle spalle dei contribuenti. Per gli Italiani stessi è meglio essere risparmiatori, azionisti o creditori di imprese dislocate all’estero, che operai della Fiat. Così agli Italiani vanno gli utili, la ricchezza, e all’estero va il lavoro più usurante, l’inquinamento, l’inevitabile sfruttamento dei lavoratori.

Allora dobbiamo difendere il patrimonio turistico, storico e culturale, la qualità della vita, e soprattutto attirare i ricchi di tutto il mondo, detassando tutti i redditi tipici dei ricchi, primi fra tutti quelli finanziari.

Storicamente siamo stati noi Italiani a inventare le banche.

Oltre al patrimonio turistico e culturale, proprio qui in Italia già abbiamo intermediari finanziari, banche, SIM (società di intermediazione mobiliare, gli agenti di borsa) tra i più grandi, i più efficienti e i migliori d’Europa e del mondo.

Patrimonio di lavoro, professionalità e competenze nel settore finanziario che potrebbe invece essere proficuamente messo a disposizione dei ricchi che vogliono venire a vivere in Italia e costituire per loro un’ulteriore apprezzatissima e decisiva attrattiva.

Forse si dimentica che l’economia reale, in Italia e probabilmente anche in quest’ Unione Europea che ci somiglia sempre più, è l’economia della grande industria sussidiata e assistita succhiasoldipubblici, l’economia dello sradicamento di individui e famiglie dalle campagne e dai piccoli paesi, dalle loro comunità, dai rapporti parentali, dalle loro piccole proprietà, per ridurli a dipendenti – schiavi urbanizzati, senza identità e senza potere.

Uno sviluppo basato sulla residenzialità per benestanti e sulla connessa produzione di ricchezza finanziaria, nonché sul turismo, ha i suoi vantaggi: niente inquinamento, niente morti bianche, un mondo di terziario ricco e civile, e benessere per tutti, senza sacrifici stakanovisti e oppressioni stataliste (Svizzera docet).

Il paradiso fiscale è infatti l’opposto del mondo – incubo orwelliano, fatto di stato, di controlli e di tasse, modello verso il quale la prigione fiscale Europa, per prima, si sta a grandi passi avviando, contro la volontà dei popoli che la compongono. Tutti ormai hanno capito che ciò che ci è stato spacciato come “progresso” è in realtà un regresso di civiltà e una privazione di libertà. La predazione di redditi e ricchezze tramite tasse, inflazione e debito pubblico, perpetrata da poteri mondialisti più o meno occulti ai danni dei sans pouvoir, è la prima concretizzazione di un nuovo ordine mondiale orwelliano. Nell’ultimo secolo di “riformismo”, la pressione fiscale non ha fatto altro che salire, depredando i cittadini, i lavoratori, le famiglie, squilibrando il mercato, distorcendo la libera concorrenza, foraggiando apparati pubblici clientelari, parassiti e vessatori.

Oggi, se vogliamo rimanere un paese libero, democratico e produttivo, dobbiamo assolutamente invertire tale tendenza, seguendo fedelmente un unico semplice principio: nessuna nuova tassa deve essere creata, nessuna tassa esistente deve essere aumentata, tutte le tasse esistenti devono essere diminuite e/o abolite.

Siamo tutti stufi dei ladri che vengono a metterci le mani nelle nostre tasche per derubarci di ciò che è nostro. Per la crescita della ricchezza di ciascun Italiano e dell’Italia tutta non è necessario che “qualcun altro” paghi più tasse.

Occorrono soluzioni tanto intelligenti quanto ovvie e praticabili, come questa da me proposta, e meno spesa pubblica, meno sprechi, e non più tasse a questo o a quello.

 

( Filippo Matteucci )



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